Into the Summer

•Luglio 16, 2009 • Lascia un Commento

farfa

canon eos 350d — 18-55 mm — mano libera

Un orso sulle mie colline

•Luglio 12, 2009 • 2 Commenti

Da il quotidiano “L’Arena”:

“Un orso bruno avrebbe preso casa nel bosco della Fratta, accanto alle zone

coltivate a frutteto del colle di San Briccio, sopra Lavagno. È quasi

sicuramente passato di lì dalle tracce lasciate, ma è ancora da dimostrare che

abbia deciso di fermarsi. Sul terreno sono rimaste le sue orme, mentre sono

spariti i frutti caduti dagli alberi: pesche, pere cotogne, susine, ciliegie

selvatiche di cui l’orso ghiotto e affamato ha fatto piazza pulita, lasciando

escrementi e impronte ben marcate sui prati e sui terreni che degradano dal

bosco della Fratta fin quasi alla strada provinciale fra San Martino e

Marcellise.

Gli esperti trentini, che da decenni seguono gli orsi del Parco Adamello-

Brenta nel loro pellegrinare, non ne sono affatto stupiti: l’orso, anche se

preferisce il fresco della montagna, può arrivare a quote collinari se le

condizioni climatiche lo consentono.

«Stupisce che sia arrivato fino a San Briccio senza lasciare tracce lungo il

tragitto», commenta Claudio Groff, referente per l’orso del Servizio foreste e

fauna selvatica della Provincia di Trento, «ma la cosa non è impossibile

perché l’orso fa parecchia strada, anche fino a 50 chilometri al giorno, e in

questo periodo ha abbondanza di frutta selvatica».

Sulla provenienza non si pronuncia: «Intanto vorrei essere sicuro che si

tratti di orso perché ci arrivano decine di segnalazioni al giorno. L’analisi del

Dna sulle feci è utilissima per capire se sia un orso e da che popolazione

provenga. Potrebbe essere originario dalla colonia presente nel Parco

dell’Adamello-Brenta o arrivare dalle Alpi orientali, da Slovenia e Friuli. Quel

che è certo è che non abbiamo recentemente avuto segnalazioni nel Trentino

meridionale e quindi questo esemplare avrebbe fatto parecchia strada senza

lasciar traccia. Sicuramente non è lo stesso orso avvistato sul Baldo perché

quell’esemplare è già in Austria: ne abbiamo ricostruito il percorso

attraverso la Vallarsa, l’altopiano di Asiago, il Bellunese e sappiamo che da

giugno è nel Tirolo meridionale», precisa l’esperto. Potrebbe essere arrivato

da Est seguendo lo stesso corridoio, come l’esemplare che in questi giorni

staziona a cavallo tra Primiero e Feltre.

Il fatto che non siano stati segnalati danni a greggi, alveari o pollai lungo il

percorso si spiega perché l’orso è un animale a dieta prevalentemente

vegetariana: ha bisogno di proteine solo al momento del risveglio e prima del

letargo, ma il passato inverno, con le abbondanti nevicate, ha provocato un

gran numero di decessi per stenti e denutrizione fra cervi, camosci e caprioli,

fornendo agli orsi, al risveglio, abbondanza di carcasse.

Con l’aumento della temperatura dovrebbe alzarsi di quota anche l’orso, a

meno che non trovi nel bosco e in qualche anfratto un microclima ideale per

ripararsi durante il giorno.

Dunque dovremmo abituarci all’idea di condividere boschi ed escursioni con

questo animale, «che non costituisce un pericolo, anche se può essere

potenzialmente pericoloso», precisa Claudio Groff, «ma è più lui che deve

temere l’uomo e il male che può procurargli. Gli accorgimenti sono quelli di

farsi notare, parlando a voce alta e tenendo gli animali al guinzaglio». L’orso è

per natura timoroso e preferisce evitare incontri con l’uomo: attacca se è

provocato, se ci si trova fra l’adulto e la prole o lo si disturba mentre sta

mangiando. Basta allontanarsi lentamente, tenendo d’occhio i suoi

movimenti: se si alza in piedi e annusa l’aria non è per aggredire ma per

identificare meglio cosa gli stia intorno.

L’assessore provinciale alle politiche del settore faunistico e all’ecologia,

Luca Coletto, è sorpreso ma non allarmato: «Sono scorribande abituali che

sappiamo essere proprie di questo animale che finora non ha provocato

danni. Eviterei di spaventare inutilmente e sono felice invece di considerare

la presenza dell’orso come un regalo a un ambiente che se può ospitarlo

significa che è rimasto sostanzialmente integro e selvaggio».

[Vittorio Zambaldo]

Dolomiti – Patrimonio Naturale dell’Umanità -

•Giugno 27, 2009 • Lascia un Commento

Ieri, 26 Giugno 2009, le Dolomiti sono divenute Patrimonio Naturale

dell’Umanita’. La proclamazione e’ avvenuta al Palazzo dei Congressi di

Siviglia, in Spagna, con giudizio unanime dei 21 membri del Consiglio

mondiale dell’Unesco che hanno attribuito il riconoscimento a nove gruppi

dolomitici, 231 mila ettari, tra le province di Trento, Bolzano, Belluno,

Pordenone e Udine.

I siti interessati vanno dalle Dolomiti di Brenta al gruppo formato dal

Catinaccio e dal Latemar, a cavallo fra Alto Adige e Trentino; dalle Dolomiti

di Sesto alle Pale di San Martino, dal massiccio della Marmolada, che

comprende la cima piu’ alta delle Dolomiti e il ghiacciaio piu’ caratteristico, al

gruppo formato da Pelmo e Croda da Lago, per arrivare alle Dolomiti

Friulane, le piu’ orientali di tutte.

Onore all’immensa bellezza di questo monti, che nulla hanno da invidiare ad

altre bellezze naturali del mondo.

Qui di seguito il video spot, con alcuni dei luoghi più suggestivi, non solo del

Sud Tirol.

Scatti dal Bosco

•Giugno 19, 2009 • Lascia un Commento

Dalla Foresta di Giazza

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Dactylorhiza maculata


Platanthera-bifolia

Gen. Platanthera

cefalantera

Cephalanthera longifolia

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Cypripedium calceolus – Scarpetta di Venere

Neottia-intera

Neottia nidus-avis

bosco

Fuga verso l’alto

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La Luna nel bosco


Foto scattate con Canon Eos 350d – © Lorenza Faccioli

Libellula depressa L.

•Giugno 12, 2009 • Lascia un Commento

Le libellule sono insetti facilmente riconoscibili, dal corpo snello e

allungato.

Hanno due paia di ali con una rete di venature molto complessa, occhi grandi

e composti, antenne corte e poco apparenti.

Appartengono all’ordine degli ODONATA, divisi in due sottordini: gli

Zygoptera (= ali simili) e gli Anisoptera (= ali diverse).

Le ali degli zigotteri sono più o meno simili, tra gli anisotteri invece le ali

posteriori sono più larghe delle anteriori.

La Libellula depressa appartiene alla famiglia dei Libellulidae, sottordine

Anisoptera.

Gli anisotteri sono molto più massicci degli zigotteri e sono dei volatori più

rapidi. Gli adulti si trovano sovente a molti chilometri di distanza dall’acqua.

Le ali rigide producono di frequente un leggero ronzio durante il volo.

I Libellulidae sono più corti della maggior parte degli altri anisotteri e

raggiungono di rado i 50 mm. La maggior parte di questi insetti trascorre

lunghi periodi su di un posatoio dal quale poi si lancia alla ricerca delle

mosche di passaggio, invece di pattugliare con volo regolare le zone di

caccia. I colori dominanti di questa famiglia sono il bronzo e il rosso, ma i

maschi adulti, soprattutto quelli di Libellula depressa, presentano

frequentemente una peluria azzurra.

( fonte: “Guida degli insetti d’Europa” M. Chinery, Muzzio Editore)

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canon eos 350d 18-55 @ 55 mm  iso200   1/80 s    f 5,6  mano lbera

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canon eos 350d 18-55 @ 5o mm  iso200   1/60 s    f 5,6  mano lbera

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canon eos 350d 18-55 @ 55 mm  iso200   1/60 s    f 8,0  mano libera

Cliccate sulle immagini per ingrandirle

photos © Lorenza Faccioli

Macroglossum stellatarum

•Giugno 9, 2009 • 2 Commenti

La Sfinge del galio, Macroglossum stellatarum, appartiene alla

famiglia degli Sphingidae, ordine Lepidoptera, è cioè una farfalla.

Gli sfingidi sono generalmente insetti notturni, ma alcuni, come questa,

volano di giorno.

Sono grandi insetti dal volo rapido, provvisti di una spiritromba (una sorta di
proboscide) molto lunga, con la quale sono in grado di succhiare il nettare
dei fiori librandosi davanti ad essi, senza apporgiarsi.
Mi è stato difficile riuscire a fotografarne un esemplare, proprio perchè non
stava mai fermo!
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canon eos 350d   18-55 @ 55mm   iso 100   1/250 s   f 5,6 mano libera

Link ad un altro blog in cui si parla di questo strano insetto: La

E’ solo mia!

•Giugno 8, 2009 • 2 Commenti

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Lavanda

•Giugno 8, 2009 • Lascia un Commento

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Flora et Insecta

•Maggio 28, 2009 • Lascia un Commento

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Canon Eos 350D    18-55 @ 55 mm


2009 – Anno Internazionale dell’Astronomia -

•Maggio 24, 2009 • Lascia un Commento