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22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua
La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’Agenda 21, risultato della Conferenza di Rio. Cade regolarmente ogni 22 marzo.
Anche quest’anno quindi è l’occasione per porre l’attenzione sugli sprechi che l’Italia attua in questo campo, a cui si aggiunge la prevista privatizzazione di un bene comune e DIRITTO DI TUTTI.
“L’ acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale”.
(Direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio)
Legambiente quest’anno propone l’iniziativa Imbrocchiamola, che promuove in collaborazione con Altreconomia l’uso dell’acqua di rubinetto a casa, al ristorante, in pizzeria al bar: per ridurre i consumi di acque minerali, per evitare sprechi di energia e risorse, per diminuire la produzione di rifiuti plastici, per abbattere le emissioni di anidride carbonica causate dai camion che trasportano le bottiglie.
http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0320_imbrocchiamola/index.php
Clicca sopra il volantino per ingrandirlo
E qui di seguito parte del testo scritto da Silvino Gonzato, giornalista e scrittore veronese, sul tema delle acque minerali…
“Chiare dolci fresche acque…” . Imbottigliamole e vendiamole nei supermercati. Già, ma chi glielo dice al Petrarca Francesco? E dove le poserà “le belle membra colei che sola a me par donna?” . Ovvio, sul carrello della spesa che il Petrarca spingerà alle casse. Oggi va così. Si imbottiglia e si inscatola tutto.
E chi avrebbe il coraggio di andare a raccontare all’altro Francesco, il santo, che l’acqua che lui definiva “utile, umile, preziosa e casta” ha messo su arie al punto che nei ristoranti e negli alberghi si presenta dentro una bottiglia ingualdrappata in un candido tovagliolo e si fa pagare l’ira di Dio? Qualcuno obietterà che tra le qualità che le attribuiva il fraticello d’Assisi c’era anche la preziosità, ma solo un frequentatore del Billionaire potrebbe pensare che si riferisse al prezzo.
I filosofi naturalisti sostenevano che gli elementi primordiali erano quattro: aria, fuoco, terra, acqua. Avevano barbe sapienti ma non potevano immaginare che avremmo inscatolato, imbottigliato, stoccato, incellofanato e imballato anche gli elementi su cui avevano fondato la loro teoria cosmogonica. Non potevano immaginare che un paio di millenni dopo avremmo imprigionato l’aria per poterla respirare dove non c’è o è scarsa, imbrigliato il fuoco per servircene a comando, impacchettato la terra per farne zolle da stadio e spoetizzato le sorgenti convogliandone l’acqua in miliardi di parallelepipedi o cilindri di plastica trasparente.
Non c’è ormai paese che non abbia la sua acqua minerale. E ogni altro giorno sugli scaffali dei supermercati ne compare una di una nuova marca. Molte portano nome di santi e il consumatore devoto è influenzato nella scelta. Altre fanno addirittura riferimento all’Altissimo, chi in modo esplicito, chi per assonanza, e chi facendo intuire di sgorgare comunque da quelle parti o nei paraggi. La quota è molto importante. Lassù ormai non c’è più posto e allora c’è chi si è installato sulla brufolosa Luna dove notoriamente le fonti sono talmente abbondanti che si dice che Neil Armstrong, il primo astronauta a mettervi piede, per poco non annegasse in un laghetto sorgivo.
Altre acque si sono appostate su vette da crodaioli e si fanno pubblicità attraverso celebri alpinisti e panorami di picchi perennemente innevati. Perché l’acqua minerale più in alto sgorga più il consumatore ha la sensazione di portarsela in tavola fresca. Ma, come dicevo, ogni campanile, se non ce l’ha ancora, vuole la sua minerale e trovandosi molti campanili in lande piatte, se non depresse, ecco che allora si inventano l’acqua minerale di alta montagna a livello del mare (d’altra parte l’Italia non è anche il paese delle comunità montane di pianura?).
Giuseppe Marotta, lo scrittore napoletano de “L’oro di Napoli”, notava come a metà del secolo scorso a Castellamare di Stabia, in un angusto recinto scaturissero ventotto acque minerali l’una diversa dall’altra. E si chiedeva: “E’ uno scherzo?”. No, ci avevano visto l’affare e la gente ci cascava.
E’ incredibile che il Belpaese conosciuto anche per le sue “chiare dolci fresche acque” detenga il primato mondiale del consumo di acque imbottigliate, con mezzo litro a testa al giorno. E’ la forza del marketing (379 milioni di euro investiti in pubblicità fatta pagare al consumatore) che obnubila l’uso della ragione. Siamo veramente “Un paese in bottiglia” come si legge nel rapporto di Legambiente sull’idiozia tutta italiana (alla faccia della crisi) di ritenere l’acqua di rubinetto meno buona e meno sana di quella degli stabilimenti che ormai sono più numerosi delle chiese. Nello stesso rapporto si legge che nel 2006 abbiamo gettato nell’immondizia sei miliardi di bottiglie di plastica la cui produzione ha richiesto il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio e l’immissione nell’atmosfera di 624 mila tonnellate di anidride carbonica.
Oggi, anche a causa dell’insensato sterminio delle fontane, si beve a canna da una bottiglietta, masticandone e sputacchiandone il corto collo di plastica e, nel mentre si beve, tutto può venire in mente tranne lo scroscio energico e ristoratore dell’acqua libera e spumeggiante.
L’acqua del rubinetto, non avendo bisogno di spinte propagandistiche, necessita di essere riscoperta per quella che è, e cioè un’acqua migliore e infinitamente meno costosa di quella che si compra al supermercato, e che, per legge, è soggetta a controlli molto più rigidi e frequenti.
In una favola di Fedro c’era un lupo che, alla ricerca di un pretesto per papparsi un agnello, lo accusava assurdamente di sporcargli l’acqua di un torrente, cosa impossibile perché l’agnello si stava abbeverando a valle mentre il lupo “superior stabat”.
Fra un po’, con la colonizzazione delle fonti da parte delle industrie delle acque minerali, e quindi con la sparizione di torrenti e ruscelli destinati a essere tutti imbottigliati, ai ragazzi delle scuole diremo che il lupo stava sul tappo e che la scena si è svolta sotto gli occhi di una cassiera di un supermercato.
Imbottiglieremo, insomma, anche le favole.
Link: www.acqueveronesi.it
ACQUA DIRITTO DI TUTTI
Soffia Vento, soffia…
Mini reportage da Monte Pecora, località di Badia Calavena ( prov. di Verona) in cui sorge il primo impianto eolico del Veneto, attivo dal settembre 2008
Canon Eos350D, photos © Lorenza Faccioli
Molto spesso mi capita di ascoltare il pensiero di diverse persone sull’impatto che gli impianti eolici possono avere sull’ambiente.
Ovviamente le opinioni sono le più disparate, qui di seguito ecco ciò che ci propone l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’ Energia e l’Ambiente):
L’energia eolica è una fonte rinnovabile e pulita. I possibili effetti indesiderati degli impianti hanno luogo solo su scala locale e sono: l’occupazione del territorio, l’impatto visivo, il rumore, gli effetti sulla flora e la fauna e le interferenze sulle telecomunicazioni.
OCCUPAZIONE DEL TERRITORIO:
Gli aerogeneratori e le opere a supporto (cabine elettriche, strade) occupano solamente il 2-3% del territorio necessario per la costruzione di un impianto. E’ importante notare che nelle wind-farm, a differenza delle centrali elettriche convenzionali, la parte del territorio non occupata dalle macchine può essere impiegata per l’agricoltura e la pastorizia.
IMPATTO VISIVO:
Gli aerogeneratori per la loro configurazione sono visibili in ogni contesto ove vengono inseriti. Ma una scelta accurata della forma e del colore dei componenti, per evitare che le parti metalliche riflettano i raggi solari, consente di armonizzare la presenza degli impianti eolici nel paesaggio.
RUMORE:
Il rumore emesso da questi impianti viene causato dall’attrito delle pale con l’aria e da moltiplicatori di giri. Questo rumore può essere smorzato migliorando l’inclinazione delle pale e la loro conformazione, la struttura e l’isolamento acustico della navicella. Il rumore proveniente da un aerogeneratore deve essere inferiore ai 45 decibel in prossimità delle vicine abitazioni. Tale valore corrisponde ad una conversazione a bassa voce. I moderni aerogeneratori soddisfano questa richiesta a partire da distanze di 150-180 metri.
EFFETTI SU FLORA E FAUNA:
I soli effetti riscontrati riguardano il possibile impatto degli uccelli con il rotore delle macchine. Il numero di uccelli che muoiono è comunque inferiore a quello dovuto al traffico automobilistico, ai pali della luce o del telefono.
INTERFERENZE SULLE TELECOMUNICAZIONI ED EFFETTI ELETTROMAGNETICI:
Per evitare possibili interferenze sulle telecomunicazioni e la formazione di campi elettromagnetici basta stabilire e mantenere la distanza minima fra l’aerogeneratore e, ad esempio, stazioni terminali di ponti radio, apparati di assistenza alla navigazione aerea e televisori.
EMISSIONI EVITATE:
L’utilizzo dell’energia eolica consente di evitare l’immissione nell’atmosfera delle sostanze inquinanti e dei gas serra prodotti dalle centrali convenzionali. Ecco il conto delle emissioni evitate per kWh prodotto:
Una centrale elettrica convenzionale emette mediamente
1000 g/kWh di CO2 (anidride carbonica)
1,4 g/kWh di SO2 (anidride solforosa)
1,9 g/kWh di NOX (ossidi di azoto)
Filosofia delle Nuvole
“Filosofia delle nuvole” è il titolo di un libro di Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società Meteorologica Italiana, autore di pubblicazioni scientifiche, libri, attivissimo divulgatore, oltre che meteorologo del programma di Rai3 Che tempo che fa.
Guarda le nubi dai cieli della Val di Susa e nel suo orto ha ovviamente una stazione meteorologica.
La sua filosofia delle nuvole non è una dottrina ma un’attitudine. Un invito a osservare, a restare in ascolto, a coltivare il dubbio e a non rinunciare mai al proprio diritto di sdraiarsi e guardare il cielo.
Perchè avere la testa fra le nuvole non è sempre un difetto.
Fabio Fazio ha scritto la prefazione di questo libro, ne riporto una parte, lasciandovi poi con il solo consiglio di mettervi tranquilli e trovare il tempo per leggervi le pagine di un’opera semplice, ricca di spunti letterari, da Aristofane con le sue Nuvole, a Rodari, all’Amleto di Shakespeare, a Dumas e tanti altri. L’autore la definisce come un orientamento tra le nebbie dei luoghi comuni, dei pregiudizi e delle stupidaggini atmosferiche. Una brezza di entusiasmo e di curiosità in un mondo sempre più piatto e ingrigito dal cemento. Per qualcuno, mi auguro, anche la nascita di una passione o la carriera di una vita.
Dalla prefazione di Fabio Fazio:
“[...] Il fatto è che il cielo lo guardiamo poco, sempre meno , convinti di essere ormai capaci di vivere sotto un cielo artificiale che può fare a meno della natura delle stagioni. Quello, cioè, che i nostri tempi ci danno l’idea di poter modellare e inventare a nostro piacimento.
Tempi inquieti, difficili, drammatici. E così ciascuno scruta il cielo cercando di decidere se sia il cielo a specchiarsi sulla terra o viceversa.
Forse proprio questo spiega l’autentico, sorprendente interesse che sempre di più circonda la meteorologia: è probabile che alle carte in quota ci si affidi per sapere da dove arrivino, più che le perturbazioni, le nostre paure e le nostre inquietudini .
Le nubi, in tutte le loro straordinarie forme, non fanno paura a chi le conosce: quelle più pericolose purtroppo non nascono dal cielo.”
“La nube ci educa alla bellezza”
(Antonino Anile)
Giornata delle Energie Rinnovabili
Domenica 8 marzo l’associazione Verdi Intenti organizza un Incontro sulle Energie Alternative.
I relatori saranno: Simone Bellini, Gaetano Bonazzi.
Seguirà visita alla Centrale Idroelettrica di Branzi e al Parco Eolico di Badia Calavena.
Dalle ore 10.00, presso la Sala Conferenze del CEA (Centro Educazione Ambientale) di Selva di Progno (dietro il Comune).
Per info: http://www.verdintenti.it/index.php/news
Come raggiungere Selva di Progno (in provincia di Verona):
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