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Archive for Luglio 2009

Nel cielo d’Agosto…

Luglio 31, 2009 Lorenza 2 commenti

…il fenomeno più seguito e più affascinante rimane lo Sciame meteorico delle

Perseidi, le cosiddette Stelle Cadenti.

Ecco qui di seguito un articolo dal sito Astronomia.com, seguirà un link

all’intera pagina sul Cielo d’Agosto.


“Come tutti gli anni ci prepariamo all’osservazione dello sciame delle

Perseidi, residui della disintegrazione progressiva della cometa Swift-

Tuttle. Le piccole particelle, scontrandosi a gran velocità con l’atmosfera

terrestre, danno luogo a scie luminose di altissimo effetto.

Il nome di “Perseidi” è determinato dalla posizione del radiante, il punto sulla

volta celeste dal quale sembrano provenire le meteore, situato nella

costellazione del Perseo. La denominazione tradizionale di “Lacrime di San

Lorenzo” deriva dal fatto che nel XIX secolo il massimo della loro frequenza

avveniva il 10 agosto, giorno della ricorrenza del Santo: ai giorni nostri il

massimo si è però spostato in avanti di circa due giorni.

Il culmine di attività dello sciame è previsto quindi per giorno 12, tra le 19 e

le 22, quando la Terra nel suo percorso orbitale intercetta la parte più densa

delle nubi di particelle. Quest’anno purtroppo ci sarà il chiarore della Luna a

disturbare le osservazioni delle “lacrime di san Lorenzo”. Il nostro satellite si

troverà infatti nella fase di Ultimo Quarto e ci terrà compagnia per tutta la

notte.

Dopo queste considerazioni ci auguriamo che le Perseidi 2009 siano lo stesso

numerose e abbastanza luminose, e sperare così di arrivare a osservarne

forse 20-30, specie nella prima parte della nottata.

Occhi puntati al cielo…e buona visione!”

Il cielo nel mese di agosto 2009

perseidi

foto dal sito Astronomia.com

Categories: NATURA

Into the Summer

Luglio 16, 2009 Lorenza Lascia un commento

farfa

canon eos 350d — 18-55 mm — mano libera

Categories: NATURA

Un orso sulle mie colline

Luglio 12, 2009 Lorenza 5 commenti

Da il quotidiano “L’Arena”:

“Un orso bruno avrebbe preso casa nel bosco della Fratta, accanto alle zone

coltivate a frutteto del colle di San Briccio, sopra Lavagno. È quasi

sicuramente passato di lì dalle tracce lasciate, ma è ancora da dimostrare che

abbia deciso di fermarsi. Sul terreno sono rimaste le sue orme, mentre sono

spariti i frutti caduti dagli alberi: pesche, pere cotogne, susine, ciliegie

selvatiche di cui l’orso ghiotto e affamato ha fatto piazza pulita, lasciando

escrementi e impronte ben marcate sui prati e sui terreni che degradano dal

bosco della Fratta fin quasi alla strada provinciale fra San Martino e

Marcellise.

Gli esperti trentini, che da decenni seguono gli orsi del Parco Adamello-

Brenta nel loro pellegrinare, non ne sono affatto stupiti: l’orso, anche se

preferisce il fresco della montagna, può arrivare a quote collinari se le

condizioni climatiche lo consentono.

«Stupisce che sia arrivato fino a San Briccio senza lasciare tracce lungo il

tragitto», commenta Claudio Groff, referente per l’orso del Servizio foreste e

fauna selvatica della Provincia di Trento, «ma la cosa non è impossibile

perché l’orso fa parecchia strada, anche fino a 50 chilometri al giorno, e in

questo periodo ha abbondanza di frutta selvatica».

Sulla provenienza non si pronuncia: «Intanto vorrei essere sicuro che si

tratti di orso perché ci arrivano decine di segnalazioni al giorno. L’analisi del

Dna sulle feci è utilissima per capire se sia un orso e da che popolazione

provenga. Potrebbe essere originario dalla colonia presente nel Parco

dell’Adamello-Brenta o arrivare dalle Alpi orientali, da Slovenia e Friuli. Quel

che è certo è che non abbiamo recentemente avuto segnalazioni nel Trentino

meridionale e quindi questo esemplare avrebbe fatto parecchia strada senza

lasciar traccia. Sicuramente non è lo stesso orso avvistato sul Baldo perché

quell’esemplare è già in Austria: ne abbiamo ricostruito il percorso

attraverso la Vallarsa, l’altopiano di Asiago, il Bellunese e sappiamo che da

giugno è nel Tirolo meridionale», precisa l’esperto. Potrebbe essere arrivato

da Est seguendo lo stesso corridoio, come l’esemplare che in questi giorni

staziona a cavallo tra Primiero e Feltre.

Il fatto che non siano stati segnalati danni a greggi, alveari o pollai lungo il

percorso si spiega perché l’orso è un animale a dieta prevalentemente

vegetariana: ha bisogno di proteine solo al momento del risveglio e prima del

letargo, ma il passato inverno, con le abbondanti nevicate, ha provocato un

gran numero di decessi per stenti e denutrizione fra cervi, camosci e caprioli,

fornendo agli orsi, al risveglio, abbondanza di carcasse.

Con l’aumento della temperatura dovrebbe alzarsi di quota anche l’orso, a

meno che non trovi nel bosco e in qualche anfratto un microclima ideale per

ripararsi durante il giorno.

Dunque dovremmo abituarci all’idea di condividere boschi ed escursioni con

questo animale, «che non costituisce un pericolo, anche se può essere

potenzialmente pericoloso», precisa Claudio Groff, «ma è più lui che deve

temere l’uomo e il male che può procurargli. Gli accorgimenti sono quelli di

farsi notare, parlando a voce alta e tenendo gli animali al guinzaglio». L’orso è

per natura timoroso e preferisce evitare incontri con l’uomo: attacca se è

provocato, se ci si trova fra l’adulto e la prole o lo si disturba mentre sta

mangiando. Basta allontanarsi lentamente, tenendo d’occhio i suoi

movimenti: se si alza in piedi e annusa l’aria non è per aggredire ma per

identificare meglio cosa gli stia intorno.

L’assessore provinciale alle politiche del settore faunistico e all’ecologia,

Luca Coletto, è sorpreso ma non allarmato: «Sono scorribande abituali che

sappiamo essere proprie di questo animale che finora non ha provocato

danni. Eviterei di spaventare inutilmente e sono felice invece di considerare

la presenza dell’orso come un regalo a un ambiente che se può ospitarlo

significa che è rimasto sostanzialmente integro e selvaggio».

[Vittorio Zambaldo]

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